Sigilli al cantiere del biodigestore in via Capannaccio. Dopo settimane di polemiche e segnalazioni da parte dei residenti, interviene la Procura disponendo il sequestro dell’area. Soddisfazione da parte dei cittadini e del coordinatore provinciale UDC Andrea Fiorito, che rilancia interrogativi sull’iter amministrativo della vicenda.
La Procura ha disposto il sequestro del cantiere destinato alla realizzazione di un biodigestore in località Via Capannaccio, area a prevalente vocazione agricola situata ai confini con il territorio del Comune di Sgurgola. Sul posto sono stati apposti i sigilli dalla Polizia Giudiziaria, come testimonia il cartello affisso all’ingresso dell’area sottoposta a sequestro penale.
Una decisione che arriva a circa un mese dalle prime segnalazioni pubbliche e dagli articoli di stampa che avevano acceso l’attenzione sull’avvio dei lavori. Tra le voci più critiche quella del dottor Andrea Fiorito, Coordinatore dell’UDC per la Provincia di Frosinone e Responsabile Regionale delle Infrastrutture e dei Trasporti dell’UDC Lazio, che aveva contestato la legittimità dell’apertura del cantiere.
«Il mese scorso avevo evidenziato, insieme ad un gruppo di cittadini residenti in Via Capannaccio, che il cantiere non avrebbe dovuto operare poiché, a mio avviso, risultava privo delle necessarie autorizzazioni», afferma Fiorito. «A sostegno di questa tesi avevo reso noto un documento ufficiale ottenuto tramite accesso agli atti, risalente al gennaio 2025, che dichiarava l’improcedibilità dell’istanza e riportava il parere non favorevole dell’Ufficio Tecnico del Comune di Anagni sulla PAS presentata dalla società proponente, evidenziando gravi carenze documentali e progettuali».
Secondo Fiorito, il provvedimento adottato dalla Procura confermerebbe i dubbi sollevati nelle scorse settimane. Tuttavia, il rappresentante dell’UDC sottolinea come restino ancora aperti diversi interrogativi.
«La domanda più importante riguarda il motivo per cui la società interessata alla realizzazione del biodigestore abbia trasmesso una comunicazione di inizio lavori al SUAP del Comune di Anagni il 27 agosto 2026, nonostante, secondo quanto emerso, mancassero le autorizzazioni necessarie. Al tempo stesso occorre comprendere perché i controlli da parte dell’amministrazione comunale siano arrivati solo diverse settimane dopo e soltanto a seguito dell’attenzione suscitata dagli articoli di stampa e dalla diffusione del diniego già in mio possesso».
Nel quartiere e tra i residenti di Via Capannaccio il provvedimento è stato accolto con sollievo. I cittadini che avevano segnalato la situazione annunciano però di voler continuare a monitorare con attenzione l’intero procedimento amministrativo e gli sviluppi successivi al sequestro del cantiere.
Fiorito conclude ribadendo una posizione che definisce chiara e non pregiudiziale nei confronti delle attività imprenditoriali: «Non sono contro gli imprenditori. Tutti hanno il diritto di fare impresa, ma nel rispetto delle regole, delle procedure e dei tempi stabiliti dalla legge».
La vicenda del biodigestore resta dunque aperta e, dopo il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria, l’attenzione si concentra ora sulle responsabilità amministrative e sugli eventuali sviluppi dell’iter autorizzativo.











