Biodigestore di via Capannaccio ed ex polveriera tornano al centro del dibattito politico ad Anagni. Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle, Possibile Anagni e Partito Democratico chiedono all’Amministrazione comunale di fare chiarezza sulle due vicende, sollecitando risposte su atti, procedure e decisioni amministrative.
«È passato abbastanza tempo. Sul biodigestore di via Capannaccio e sulla ex polveriera di Anagni abbiamo posto domande precise, documentate e circostanziate», affermano le forze politiche, lamentando l’assenza di risposte ritenute sufficienti da parte dell’Amministrazione. Per quanto riguarda il biodigestore di via Capannaccio, i lavori erano stati avviati e successivamente sospesi con l’ordinanza comunale n. 1 del 21 settembre 2026. Nel provvedimento vengono richiamate carenze documentali relative, tra gli altri aspetti, alla materia sismica, antincendio, ambientale e progettuale.
Il punto sul quale le opposizioni chiedono particolare chiarezza riguarda però la storia amministrativa della pratica. Secondo quanto evidenziato nel documento politico, già nel gennaio 2025 la pratica risultava dichiarata improcedibile dal Comune. Da qui la domanda: come si è arrivati dall’improcedibilità del 2025 all’avvio dei lavori nel 2026?
Le forze politiche chiedono di conoscere quali atti abbiano consentito il passaggio, quali verifiche siano state effettuate sulla documentazione e per quale motivo le carenze successivamente contestate non siano state chiarite prima dell’apertura del cantiere. «Non stiamo facendo supposizioni. Stiamo chiedendo di conoscere gli atti, la sequenza delle decisioni e le responsabilità amministrative», sottolineano.
Un secondo capitolo riguarda la ex polveriera, relativamente alla quale il Comune è intervenuto sull’assegnazione alla società Free Energy, richiamando un «errore materiale di trasmissione» di parte della documentazione alla Commissione tecnica.
Due vicende distinte, secondo i firmatari del documento, ma accomunate dalla necessità di fare luce sulla documentazione e sulle procedure amministrative. Le opposizioni chiedono quindi risposte puntuali su cosa sia accaduto, quando siano intervenuti i diversi passaggi, quali uffici e quali atti siano coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati per porre rimedio alle criticità emerse. Nel mirino anche il ruolo delle forze politiche presenti in Consiglio comunale, alle quali viene chiesto di esercitare fino in fondo il proprio ruolo istituzionale, «chiedendo chiarezza e trasparenza». Il documento si conclude con una richiesta precisa: la convocazione di un Consiglio comunale aperto, affinché il sindaco possa rispondere pubblicamente alle domande sollevate.
«Il silenzio non risolve i problemi. Li rende ancora più urgenti», affermano Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle, Possibile Anagni e PD, ribadendo l’intenzione di continuare a chiedere risposte «sugli atti, sui fatti e sulle responsabilità, senza scorciatoie e senza pregiudizi». La richiesta politica viene sintetizzata nelle tre parole scelte a chiusura del documento: verità, trasparenza, responsabilità. «Anagni non è un affare privato. Anagni è la città di tutti».










