Papa Leone XIV compie 71 anni: un compleanno che parla anche a noi

Fabio Fanelli
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Oggi Papa Leone XIV compie 71 anni. È il suo secondo compleanno da Pontefice e arriva in un momento nel quale il mondo sembra avere più bisogno di ponti che di muri, più di parole capaci di unire che di messaggi destinati ad alimentare divisioni.

Dietro quella veste bianca, però, c’è prima di tutto un uomo. Un uomo che in questi mesi ha dovuto imparare a vivere con un peso che non si misura in chilogrammi, ma nelle responsabilità, nelle aspettative e nelle speranze di milioni di persone.

Il compleanno diventa così una piccola parentesi umana dentro una responsabilità enorme.

E forse è proprio questo l’aspetto più interessante.

Perché Papa Leone XIV si trova a guidare una Chiesa che deve confrontarsi con un mondo profondamente cambiato. Un mondo nel quale comunichiamo continuamente ma ascoltiamo sempre meno. Nel quale siamo connessi con chiunque, ma spesso facciamo fatica a comprendere chi abbiamo accanto.

Abbiamo trasformato la comunicazione in una corsa e il confronto in una gara da vincere.

Anche per questo le parole del Papa sulla pace e sul perdono assumono un significato che va oltre la dimensione religiosa.

Il perdono non è debolezza. Non significa dimenticare ciò che è accaduto, né cancellare le responsabilità. Significa, quando possibile, impedire che un torto continui a produrre altro rancore.

È una scelta difficile.

Molto più facile è restituire un’offesa, alimentare una polemica, tenere aperta una ferita. Molto più difficile è decidere che quella catena debba interrompersi proprio da noi.

Ed è qui che una ricorrenza personale può trasformarsi in una riflessione collettiva.

Il mondo attraversa guerre, tensioni, divisioni politiche e sociali. Ma le grandi fratture cominciano spesso da molto più vicino: da una famiglia che non si parla, da due amici che smettono di cercarsi, da una comunità che perde fiducia, da una società nella quale l’avversario viene considerato automaticamente un nemico.

La pace internazionale passa anche da una cultura quotidiana della pace.

Non è una frase particolarmente spettacolare. Ma forse proprio per questo è vera.

Papa Leone XIV compie 71 anni in un tempo nel quale anche le istituzioni devono recuperare una cosa semplice e difficilissima: la capacità di essere ascoltate senza urlare e di ascoltare senza pregiudizi.

Non significa condividere ogni sua posizione. Non significa trasformare il Pontefice in un simbolo intoccabile.

Significa riconoscere che, in una società nella quale tutti sembrano avere qualcosa da dire, avere qualcuno che invita a fermarsi, riflettere e ricucire può essere ancora importante.

Il compleanno di Leone XIV, allora, può essere letto anche così: come una fotografia di un uomo arrivato a 71 anni chiamato a parlare a un’umanità che spesso sembra aver dimenticato il valore della misura.

Una fotografia nella quale non vediamo soltanto un Papa, ma una persona che porta sulle proprie spalle una responsabilità straordinaria e che, come ogni essere umano, attraversa il tempo.

Settantuno anni sono tanti. Ma per chi ha davanti un compito come quello di guidare la Chiesa cattolica, forse rappresentano soprattutto un patrimonio di esperienza da mettere al servizio di una stagione che ha bisogno di equilibrio.

E allora buon compleanno, Papa Leone.

Le candeline saranno 71.

Ma la speranza è che possano rappresentare qualcosa di più di una semplice ricorrenza: un piccolo richiamo alla possibilità di ricominciare, di ascoltare, di perdonare quando è possibile e di costruire, ciascuno nel proprio piccolo, un mondo nel quale non sia sempre necessario scegliere da che parte stare.

A volte, semplicemente, bisognerebbe scegliere da che parte andare.

 Ph Credit © Vatican Media

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