Folklore, vino e agricoltura: la storia della manifestazione che ha trasformato il Cesanese in un appuntamento di richiamo per l’intera Ciociaria.
La Sagra dell’Uva di Piglio è una delle manifestazioni che più raccontano il legame tra la comunità e la sua terra. Un appuntamento nato nel 1972, per volontà dell’allora sindaco Benedetto Illuminati, e cresciuto insieme alle attività della cantina sociale “Cesanese del Piglio”, fino a diventare un momento di richiamo per il comprensorio del Cesanese.
A rendere particolare la storia della sagra è anche il suo conteggio delle edizioni. Sarebbero state 54 anziché 52 se non fossero state annullate la ventesima, nel 1992, e quella del 2020, a causa della pandemia. Un dettaglio che restituisce il senso di una tradizione capace di attraversare decenni, mantenendo vivo il rapporto tra agricoltura, cultura popolare e partecipazione.
La manifestazione si è inserita nel calendario folkloristico e ricreativo dei comuni limitrofi, in un territorio dove la coltivazione della vite ha rappresentato per generazioni una parte importante dell’economia e dell’identità locale. La prima domenica di ottobre, Piglio diventava così una meta per chi voleva assistere alla sfilata dei carri allegorici, ideati e realizzati dagli agricoltori della zona.
Erano proprio i carri, con la loro capacità di raccontare il passato e l’attualità attraverso l’ironia e la creatività, a rappresentare uno degli elementi più attesi della festa. Ogni anno, i partecipanti sapevano trovare nuovi soggetti e riferimenti, mantenendo però intatto il legame con la tradizione e il folklore.
La Sagra dell’Uva era anche un’occasione per valorizzare il vino e i prodotti del territorio. Mostre fotografiche, concorsi dei vini tipici, esposizioni filateliche, disegni degli alunni delle scuole, poesie dialettali, addobbi delle vetrine ed estemporanee di pittura contribuivano a costruire un programma capace di coinvolgere diverse generazioni.
Non mancava, naturalmente, il richiamo della buona tavola, in un appuntamento che univa folklore, tradizioni, buon vino e convivialità. La celebrazione della sagra è stata, nel tempo, anche una conferma dell’attaccamento degli agricoltori alla propria terra e ai suoi frutti.
L’auspicio è che anche la 52ª edizione possa rinnovare quel richiamo, coinvolgendo non soltanto la comunità pigliese, ma anche i comuni del comprensorio, come accaduto negli anni passati. Una festa che continua a raccontare Piglio attraverso il suo vino, le sue tradizioni e il lavoro di chi, ancora oggi, custodisce il valore della terra.



















