Carceri, indagine su agenti di Casal del Marmo: il SAPPE, «Basta processi mediatici»

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ROMA – «Un avviso di garanzia, un’indagine o una misura cautelare non sono una sentenza definitiva». È la posizione espressa da Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, intervenendo sulla vicenda giudiziaria che coinvolge alcuni appartenenti al Corpo in servizio presso l’Istituto Penale per i Minorenni di Casal del Marmo.

«In uno Stato di diritto i processi si celebrano nelle aule dei tribunali e non sui giornali, nei talk show o sui social network», afferma Capece, chiedendo di attendere il completamento del lavoro della magistratura.

Il segretario generale del SAPPE sottolinea il principio della presunzione di innocenza: «Chi ha eventualmente commesso reati dovrà risponderne personalmente e senza alcuno sconto, ma fino a prova contraria esiste la presunzione di innocenza. Vale per tutti, anche per un poliziotto penitenziario».

Nel suo intervento Capece richiama anche le condizioni operative dell’istituto minorile di Casal del Marmo, ricordando i numerosi episodi di tensione, aggressioni e disordini che negli anni hanno coinvolto il personale. «Questo non giustifica né assolve preventivamente nessuno, ma ignorarlo sarebbe raccontare soltanto metà della storia», precisa.

Sulla vicenda è intervenuto anche Maurizio Somma, segretario nazionale SAPPE per il Lazio, che chiede una riflessione sulle condizioni in cui opera il personale dell’istituto. «Servono interventi immediati sugli organici, sull’organizzazione, sulla formazione e sulla sicurezza».

Capece ribadisce infine che il sindacato non chiede immunità per eventuali responsabilità individuali, ma respinge ogni forma di responsabilità collettiva. «Chi ha sbagliato paghi, se sarà riconosciuto colpevole. Ma fino a quel momento si rispettino le persone, il lavoro della magistratura e soprattutto la Costituzione».

«La Polizia Penitenziaria non chiede sconti: chiede giustizia. E la giustizia non si fa con i titoli gridati, ma con prove, contraddittorio e sentenze», conclude il segretario generale del SAPPE.

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