L’Unione degli Universitari lancia la mobilitazione nazionale contro il costo degli alloggi e le politiche del Governo. La Rete degli Studenti Medi del Lazio annuncia il sostegno alla protesta e rilancia l’appuntamento del 17 ottobre a Roma.
Le tende tornano nelle piazze e davanti agli atenei italiani per protestare contro il caro affitti, il costo della vita e le difficoltà economiche che ostacolano l’accesso all’università. Lunedì 12 ottobre, l’Unione degli Universitari (UDU) ha avviato una nuova mobilitazione nazionale, dal titolo «Cara Italia, quanto ci costi?», con una protesta davanti a Montecitorio e iniziative in diverse città, da Milano a Lecce, passando per Bologna, Genova e Pavia.
Al centro della mobilitazione c’è la crisi abitativa che colpisce gli studenti fuorisede e, più in generale, il costo crescente dell’istruzione. Secondo l’UDU, le risorse destinate agli alloggi universitari attraverso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) non avrebbero prodotto risultati sufficienti a garantire un accesso sostenibile alla casa. Il sindacato studentesco contesta in particolare il ricorso a strutture private, con camere che possono arrivare a costare 1.000 euro al mese.
«Siamo tornati in tenda perché, dopo aver piantato tre anni fa le tende in tutta Italia, sulla casa abbiamo visto solo peggioramenti», dichiara Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari. La rappresentante studentesca critica la gestione delle risorse del PNRR e sostiene che, a fronte di un obiettivo di 60mila posti letto, ne sarebbero stati realizzati circa 33mila, con una quota pubblica pari appena al 3,8%.
«Non è edilizia universitaria: è speculazione sulle spalle degli studenti più deboli», afferma Brizzola, chiedendo un cambio di strategia nelle politiche abitative e maggiori investimenti a sostegno del diritto allo studio.
Le richieste per la prossima Legge di Bilancio
L’UDU ha presentato quattro priorità da inserire nella prossima Legge di Bilancio. La prima riguarda lo stanziamento di 1,7 miliardi di euro per garantire la copertura integrale delle borse di studio per tutti i 330mila studenti idonei, superando il problema degli idonei che, pur avendo i requisiti, non ricevono il beneficio.
Il sindacato chiede inoltre un piano pluriennale da 4 miliardi di euro per realizzare alloggi interamente pubblici, con l’obiettivo di rispondere alle esigenze dei quasi un milione di studenti fuorisede. Tra le proposte figurano anche 2 miliardi per avviare un percorso di progressiva abolizione delle tasse universitarie e 1,5 miliardi complessivi per un sistema di welfare studentesco che comprenda trasporti pubblici gratuiti, mense a prezzi calmierati e servizi di supporto psicologico negli atenei.
«Questo Paese, in cui abbiamo scelto di rimanere, ci costa troppo», prosegue Brizzola, richiamando le esperienze di Francia e Spagna come esempi da cui partire per immaginare politiche diverse per l’università e il diritto allo studio.
La Rete degli Studenti Medi del Lazio: «Il 17 ottobre tutti in piazza»
Alla mobilitazione dell’UDU ha espresso sostegno anche la Rete degli Studenti Medi del Lazio, che lega la questione degli alloggi universitari alle difficoltà affrontate quotidianamente anche dagli studenti delle scuole superiori.
«Dalle scuole alle università, le politiche di questo Governo continuano a colpire chi studia, rendendo l’istruzione un privilegio per pochi», dichiara Simone Montori, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio. Tra i problemi evidenziati dall’organizzazione ci sono l’aumento del costo della vita, dei libri di testo e dei trasporti, che pesano sulle famiglie e possono ostacolare la prosecuzione degli studi.
La Rete ribadisce quindi la necessità di investimenti strutturali per gli alloggi pubblici, della copertura totale delle borse di studio e di servizi di welfare accessibili alla popolazione studentesca.
L’organizzazione rilancia infine l’appuntamento del 17 ottobre a Roma, in piazza della Repubblica, nell’ambito della mobilitazione La Via Maestra. «Non rimarremo a guardare mentre viene smantellato il nostro futuro: il 17 ottobre saremo in piazza per pretendere risposte e per riprenderci i nostri diritti», conclude Montori.
La protesta riporta così al centro del dibattito il rapporto tra costo dell’abitare, accesso all’istruzione e possibilità per i giovani di costruire il proprio futuro senza che le condizioni economiche diventino un ostacolo al percorso formativo.










