Save the Children: boom di armi improprie tra i giovanissimi. La questione giovanile torni al centro dell’agenda politica

Irene Mizzoni
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​Il recente aumento dei reati commessi da minorenni e il boom del possesso di armi improprie accendono i riflettori su una generazione che chiede aiuto. I dati di Save the Children tracciano un quadro che necessita di risposte politiche, non solo repressive.

I recenti episodi di violenza che hanno visto protagonisti dei giovanissimi non sono solo casi isolati di cronaca nera, ma i sintomi di un malessere profondo che attraversa la nostra società. La violenza tra pari è diventata un’urgenza che non può più essere ignorata o derubricata a semplice “bullismo”.

​Sebbene l’Italia mantenga storicamente uno dei tassi di criminalità minorile più bassi d’Europa, i dati dell’ultimo decennio mostrano segnali di cedimento che devono far riflettere. Il numero di minori entrati in contatto con il sistema di giustizia è in lieve ma costante aumento.

Nel ​2019 sono stati 778 i minori segnalati, nel 2024 sono stati 1.946 i minori segnalati. I dati del ​Primo semestre 2025 parlano di 1.096 segnalazioni (proiettando il dato verso un nuovo record negativo entro la fine dell’anno).

​Questo raddoppio delle segnalazioni in soli cinque anni indica una mutazione nel modo in cui i giovani percepiscono il conflitto e la difesa personale: l’arma sembra essere diventata uno strumento di autoaffermazione o di protezione in contesti percepiti come ostili.

​Davanti a questi drammi, il rischio maggiore è la strumentalizzazione politica. Spesso la risposta si limita a invocare pene più severe o abbassamenti dell’età punibile. Ma la repressione interviene quando il danno è già fatto.

​Come sottolineato con forza da Save the Children Italia, è necessario spostare il baricentro del dibattito: la questione giovanile deve tornare al centro dell’agenda politica attraverso investimenti strutturali nell’educazione, nel supporto psicologico e nella riqualificazione delle periferie.​”Auspichiamo un dibattito che ponga realmente al centro della politica la questione giovanile, evitando di usare questi episodi per fini elettorali o puramente punitivi.”

​È opinione di molti che per invertire la rotta, la prevenzione dovrebbe muoversi su tre binari:

  1. ​Scuola e Comunità: Rafforzare il ruolo delle istituzioni educative non solo come luoghi di apprendimento, ma come presidi di legalità e ascolto.
  2. ​Presenza sul Territorio: Creare spazi di aggregazione sani che sottraggano i giovani alla strada e alle dinamiche delle “gang”.
  3. ​Supporto alle Famiglie: Spesso le prime a trovarsi impotenti davanti alla deriva dei figli.

​La sfida non è solo quella di monitorare i numeri, ma di agire sulle cause profonde di questa violenza per evitare che un’intera generazione si senta invisibile agli occhi dello Stato, se non attraverso il mirino di una denuncia.

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