Frosinone, chiede 500 euro per restituire un’auto: denunciato per tentata estorsione

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I Carabinieri hanno bloccato un uomo dopo un mirato appostamento. L’automobile è stata recuperata e riconsegnata alla proprietaria.

Ha chiesto 500 euro in contanti per restituire un’automobile che era stata sottratta alla proprietaria. È il cosiddetto “cavallo di ritorno”, una pratica criminale nella quale chi è entrato in possesso del veicolo pretende denaro per riconsegnarlo. L’intervento dei Carabinieri della Stazione di Frosinone ha permesso di bloccare il presunto autore della richiesta e di recuperare la vettura.

La vicenda è iniziata nella giornata di ieri, quando una donna residente a Frosinone si è presentata in caserma per denunciare l’appropriazione indebita della propria autovettura. La donna ha raccontato ai militari di aver affidato alcuni giorni prima il mezzo a un conoscente, che successivamente aveva fatto perdere le proprie tracce senza restituirlo.

Poco dopo la denuncia, la situazione ha avuto un ulteriore sviluppo. Circa un’ora più tardi, la donna ha contattato la Centrale Operativa dei Carabinieri riferendo di aver ricevuto una telefonata da uno sconosciuto, che le avrebbe chiesto 500 euro in contanti in cambio della restituzione dell’auto.

Ricevuta la segnalazione, i Carabinieri della Stazione di Frosinone hanno predisposto un mirato servizio di controllo nei pressi dell’abitazione della donna, individuata come luogo dell’incontro. Intorno alle 14, l’intervento delle pattuglie ha permesso di intercettare e bloccare una Smart Fortwo, a bordo della quale si trovava il sospettato.

L’uomo, già gravato da precedenti di polizia, è stato accompagnato in caserma e deferito all’Autorità giudiziaria per l’ipotesi di reato di tentata estorsione. L’automobile è stata recuperata intatta e successivamente riconsegnata alla legittima proprietaria.

L’operazione si è conclusa quindi con il recupero del veicolo e con l’avvio dell’iter giudiziario nei confronti dell’uomo, la cui posizione dovrà essere valutata dall’Autorità giudiziaria.

Per il principio della presunzione di innocenza, l’indagato deve essere considerato non colpevole fino all’eventuale emissione di una sentenza irrevocabile di condanna.

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