Alessandro Fortini, l’argento che brilla come l’oro: a Yerevan il gigante ciociaro sfiora il cielo d’Europa

Fabio Fanelli
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Il fighter della palestra Amarit di Frosinone chiude al secondo posto gli Europei WMF di Muay Thai, categoria Pro-Am 18-37 anni, oltre i 91 chilogrammi. In finale il verdetto ai punti premia il padrone di casa Karo Voskayan, ma la Ciociaria ritrova sul podio continentale il suo guerriero.

FROSINONE – Il cielo d’Europa, per una sera, ha parlato ciociaro. Alessandro Fortini ha scalato il tabellone degli Europei WMF di Muay Thai fino all’ultima vetta, ha sfiorato con lo sguardo la cintura continentale e l’ha vista allontanarsi soltanto sull’ultimo verdetto. Da Yerevan, in Armenia, il gigante della palestra Amarit riporta un argento che pesa come l’oro e racconta una crescita ormai impossibile da ignorare.

Nella categoria Pro-Am, riservata agli atleti tra i 18 e i 37 anni, divisione oltre i 91 chilogrammi, Fortini ha marciato come una locomotiva lanciata a tutta velocità, abbattendo un ostacolo dopo l’altro fino a guadagnarsi il biglietto per la finale. Sul ring lo attendeva Karo Voskayan, armeno sostenuto dal boato del pubblico di casa. È stata una battaglia a viso aperto, una partita a scacchi giocata con gomiti e ginocchia, che i giudici hanno deciso ai punti in favore del padrone di casa.

Resta l’amaro in bocca, quello dei campioni veri: lo prova solo chi è arrivato tanto vicino al traguardo da sentirne il profumo. Ma l’argento di Yerevan non è una porta che si chiude, bensì un portone che si spalanca. Fortini ha dimostrato di avere il passo, la tempra e il cuore per stare tra i migliori del continente, e di saper reggere il peso di un palcoscenico internazionale senza tremare.

Questo risultato ha radici profonde, piantate ogni giorno nel terreno della palestra Amarit di Frosinone. Lì, sotto la guida del Kru Luca Magliocchetti, il talento di Fortini viene forgiato come acciaio sull’incudine: colpo dopo colpo, ripresa dopo ripresa, con la disciplina antica della Muay Thai a fare da bussola. È in quella fucina che nasce la preparazione tecnica e mentale capace di trasformare un atleta di provincia in un protagonista europeo.

La medaglia armena diventa così un faro acceso sul futuro, una tappa che illumina la strada e riempie d’orgoglio un’intera comunità sportiva. La cintura, stavolta, ha preso la via di Voskayan. Ma Fortini rientra da Yerevan con un patrimonio che nessun cartellino potrà mai sottrargli: la consapevolezza di appartenere all’élite della propria categoria e la fame di chi ha visto la vetta da vicino e sa di poterla raggiungere.

Perché nella Muay Thai, come nella vita, un secondo posto non è un punto d’arrivo: è il primo passo della prossima scalata.

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