Crisi a Latina, Forza Italia lascia la maggioranza: il problema non è chi esce da Palazzo, ma quello che la città non ha ricevuto

Fabio Fanelli
5 MIn Lettura

Forza Italia esce dalla maggioranza, l’assessore Cosentino restituisce le deleghe e tre consiglieri lasciano le presidenze delle commissioni. Una nuova fase politica per l’amministrazione Celentano. Ma mentre cambiano gli equilibri, Latina continua ad aspettare risposte. E il vero giudizio non arriverà dai comunicati, ma dai risultati.

C’è una città che aspetta fuori dai palazzi della politica. Non conosce tutti i retroscena, non partecipa alle riunioni di maggioranza, non entra nelle stanze dove si decidono gli equilibri. Conosce, però, molto bene la strada che percorre ogni mattina, la scuola in cui accompagna i figli, i servizi che non funzionano, le difficoltà di chi prova a fare impresa e i problemi dei quartieri. È da questa città che bisognerebbe ripartire.

L’uscita di Forza Italia dalla maggioranza guidata dal sindaco Matilde Celentano, con la restituzione delle deleghe dell’assessore Antonio Cosentino e le dimissioni di Mauro Anzalone, Fausto Furlanetto e Giuseppe Coriddi dagli incarichi nelle commissioni, apre una nuova fase politica per Latina. Una decisione importante, maturata dopo una serie di divergenze sulla gestione amministrativa e sulla mancanza di condivisione delle scelte.

Ma c’è una domanda che dovrebbe accompagnare questa vicenda, prima ancora di qualsiasi analisi sugli equilibri in Consiglio comunale: che cosa ha ricevuto Latina, in questi anni, dalla propria classe dirigente?

Perché il vero problema non è chi “lascia il Palazzo”, ma quello che il Palazzo non è riuscito a dare alla città.

Non si amministra una comunità come si gestisce una partita a scacchi, contando le pedine rimaste sulla scacchiera. Si governa assumendosi responsabilità, prendendo decisioni e trasformando le promesse in risultati. La politica può cambiare alleanze, distribuire incarichi, aprire nuove fasi. Ma una strada dissestata non diventa percorribile perché cambia l’assetto della maggioranza. Una scuola non diventa più sicura dopo una riunione di partito. Un servizio non migliora perché qualcuno restituisce una delega.

E qui nessuno può sentirsi completamente estraneo. Chi oggi lascia la maggioranza ha legittimamente il diritto di spiegare le ragioni della propria scelta, ma ha anche condiviso un percorso amministrativo. Chi rimane ha il dovere di dimostrare che esistono ancora una visione, una squadra e la capacità di realizzarla. Il Sindaco, più di tutti, ha la responsabilità di indicare la direzione.

Non si può continuare a confondere il movimento dentro Palazzo con il movimento della città. Sono due cose profondamente diverse. Il primo si misura con gli incarichi, le deleghe e i numeri; il secondo con la qualità della vita, le opportunità, i servizi, la sicurezza e il futuro delle persone.

Latina non ha bisogno di una nave che cambi continuamente equipaggio senza mai raggiungere il porto. Ha bisogno di una rotta riconoscibile, di qualcuno che tenga il timone e di un viaggio nel quale i cittadini possano finalmente vedere la destinazione.

Perché il tempo della politica non coincide con quello delle persone. Un’amministrazione può rinviare una decisione, un cittadino non può rinviare all’infinito i propri bisogni. Ogni anno perso pesa sulle famiglie, sulle attività economiche, sui giovani che cercano opportunità e su un territorio che avrebbe tutte le ragioni per pretendere di più.

La politica, a Latina, deve tornare a essere un ponte tra le istituzioni e la vita quotidiana, non un corridoio nel quale si rincorrono dichiarazioni e posizionamenti.

E allora questa crisi, al di là di chi abbia ragione e di chi abbia torto, dovrebbe diventare un’occasione per guardare finalmente oltre le finestre del Palazzo. Perché fuori c’è una città che non chiede nuove promesse, ma manutenzione, programmazione, servizi efficienti, attenzione alle periferie e scelte capaci di lasciare un segno.

Quando si chiuderanno le porte delle riunioni, quando finiranno le dichiarazioni e si saranno assestati i nuovi equilibri, resterà una sola cosa: ciò che sarà stato fatto.

Perché il Palazzo può cambiare protagonisti, maggioranze e assetti. Ma Latina non può continuare a cambiare soltanto le proprie attese. La città non ha bisogno di una politica che riesca semplicemente a restare in piedi. Ha bisogno di una politica che la faccia camminare.

Nessun commento