Ceccano ricorda sei Internati Militari Italiani: oggi la consegna delle medaglie d’onore

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Alla vigilia della Giornata nazionale dedicata agli IMI, l’Amministrazione comunale ha incontrato i familiari di Giuseppe Anelli, Vitaliano Calenne, Giuseppe Stella e dei fratelli Tommaso, Camillo e Sante Ruspantini, prossimi al riconoscimento in Prefettura.

Ceccano rende omaggio a sei suoi cittadini che conobbero la deportazione, l’internamento e il lavoro coatto nei lager nazisti dopo l’8 settembre 1943. Alla vigilia della seconda Giornata nazionale degli Internati Militari Italiani, l’Amministrazione comunale ha incontrato in biblioteca i familiari di Giuseppe Anelli, Vitaliano Calenne, Giuseppe Stella, Tommaso Ruspandini, Camillo Ruspantini e Sante Ruspantini, ai quali sarà conferita oggi, 21 settembre, in Prefettura, la medaglia d’onore alla memoria.

Con questi sei nuovi riconoscimenti, saliranno a 26 gli IMI ceccanesi insigniti della medaglia d’onore, su un totale di 219 militari e civili di Ceccano che furono deportati o internati nei lager nazisti e avviati al lavoro coatto nell’economia di guerra tedesca.

Una memoria che l’Amministrazione comunale ha scelto di mantenere viva anche attraverso il lavoro di ricerca svolto negli anni dall’architetto Luigi Compagnoni, impegnato dal 2011 nella ricostruzione delle vicende degli internati ceccanesi. All’incontro hanno partecipato il sindaco Andrea Querqui, l’assessore alle Politiche culturali Alessandro Ciotoli e, insieme ai familiari, anche tre ex sindaci della città: Angelino Loffredi, Antonio Ciotoli e Manuela Maliziola.

Il riconoscimento riguarda uomini che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, furono catturati dalle truppe tedesche e internati per essersi rifiutati di collaborare con la Germania nazista e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana. Dietro ciascun nome c’è una storia diversa, ma accomunata dalla prigionia, dalla fame, dal lavoro coatto e dalla perdita della libertà.

Giuseppe Anelli, nato a Ceccano il 12 settembre 1917, era stato arruolato nell’8° Raggruppamento di Artiglieria di Corpo d’Armata e aveva combattuto sul fronte greco-albanese. Catturato il 9 settembre 1943, fu internato in Austria, nell’area di Steyr, nel sistema dello Stalag XVII B. Fu destinato al lavoro coatto nel sottocampo numero 1076 e rimase prigioniero fino all’8 maggio 1945, quando arrivò la liberazione da parte dell’esercito americano.

La storia di Vitaliano Calenne, nato a Ceccano il 16 novembre 1914, passa invece dalla Jugoslavia alla Germania. Caporal maggiore nel 22° Battaglione mortai da 81, fu catturato l’8 settembre 1943 durante il ripiegamento tra Lubiana e Fiume. Deportato in Germania, venne destinato al lavoro coatto negli impianti della Chemische Werke Hüls, a Marl-Hüls, nella Ruhr. L’11 marzo 1945 l’area fu colpita da un pesante bombardamento americano. Calenne morì durante la prigionia e fu inizialmente sepolto a Marl. Negli anni Cinquanta i suoi resti furono trasferiti al Cimitero d’Onore Italiano di Amburgo.

Anche Giuseppe Stella, nato a Ceccano il 17 maggio 1918, fu catturato il 9 settembre 1943 dopo essere stato schierato sul fronte greco con l’8° Reggimento di Artiglieria. Venne internato nell’area di Berlino, nel sistema dello Stalag III D. Nei suoi ricordi tornarono la fame, le violenze subite e i bombardamenti che devastavano la capitale tedesca. Gli internati erano impiegati anche nella rimozione delle macerie e, nelle fasi finali della guerra, si trovarono esposti all’avanzata dell’artiglieria sovietica.

Particolarmente significativa è poi la vicenda dei fratelli Tommaso, Camillo e Sante Ruspantini, appartenenti a una famiglia numerosa di Ceccano. I tre, impegnati in reparti e teatri di guerra differenti, furono tutti catturati dopo l’armistizio.

Tommaso Ruspandini, nato il 29 aprile 1910, fu catturato il 9 settembre 1943 a Pontebba, in Friuli-Venezia Giulia. Venne internato nello Stalag II B di Hammerstein, nell’attuale Czarne, in Polonia, dove rimase fino alla liberazione del campo da parte delle truppe sovietiche nel maggio 1945.

Camillo Ruspantini, nato il 12 gennaio 1912, fu catturato in Croazia nel settembre 1943 e internato nello Stalag III C di Alt Drewitz, nell’area di Küstrin, a circa 80 chilometri da Berlino. Anche la sua esperienza fu segnata dalla fame, dalla privazione della libertà e dal lavoro coatto.

Sante Ruspantini, nato il 2 agosto 1918 e sergente dei Bersaglieri, fu invece catturato nel settembre 1943 mentre il suo reparto era dislocato a Laives, in provincia di Bolzano. Venne internato nello Stalag VI B di Neu-Versen, nei pressi di Meppen, nella Bassa Sassonia. Secondo i ricordi tramandati dal nipote, il professor Giovanni, Sante raccontò più volte gli anni della prigionia: la scarsità di cibo, la dura disciplina dei lager, il lavoro nella rimozione delle macerie e quello in una centrale elettrica più volte colpita dai bombardamenti. In seguito fu destinato ai lavori in un’azienda agricola.

Sei storie diverse, unite dalla stessa pagina della storia italiana. L’incontro promosso dal Comune di Ceccano ha voluto così riportare quei nomi dalla dimensione privata delle famiglie alla memoria collettiva della comunità.

«La nostra Comunità deve essere riconoscente verso chi, dopo l’8 settembre 1943, pagò con la deportazione e l’internamento il rifiuto di collaborare con la Germania nazista e di aderire alla Repubblica Sociale Italiana», è il messaggio condiviso dall’Amministrazione comunale. «Ricordare oggi quelle scelte significa restituire dignità alle persone, alle famiglie e a una pagina di storia che appartiene pienamente alla memoria civile di Ceccano e dell’Italia».

La cerimonia in Prefettura di oggi aggiungerà dunque altri sei nomi all’elenco degli IMI ceccanesi già insigniti della medaglia d’onore, mentre prosegue il lavoro di ricerca sull’elenco dei 219 cittadini di Ceccano deportati o internati durante la Seconda guerra mondiale.

Credit Ph di Copertina e del Sindaco Peppino Diana

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