Mattia Luca Russo, 22 anni: «Ci siamo detti addio soltanto a parole». Quando le parole non bastano a salutare una vita

Fabio Fanelli
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Domani, 5 novembre, alle ore 15, nella Chiesa della Santissima Trinità di Genzano di Roma, l’ultimo saluto al giovane. Resta una frase sull’epigrafe che sembra raccontare tutto il peso di un distacco troppo difficile da accettare.

È una frase che resta sospesa, che non cerca spiegazioni e non prova nemmeno a dare un senso a quello che un senso, forse, non lo avrà mai. È scritta sull’epigrafe di Mattia Luca Russo, scomparso a soli 22 anni. Poche parole, ma dentro c’è un mondo intero: quello di chi deve fare i conti con un’assenza che arriva troppo presto e con un saluto che nessuno avrebbe voluto pronunciare.

Perché a 22 anni la parola addio dovrebbe appartenere a un vocabolario lontano. Dovrebbe essere una parola pronunciata dagli altri, non quella che accompagna il nome di un ragazzo. A quell’età la vita dovrebbe ancora essere tutta da scrivere, con le sue possibilità, le sue strade, gli incontri, i progetti che aspettano soltanto di diventare realtà.

E invece, per Mattia e per chi gli ha voluto bene, il tempo si è fermato troppo presto.

La frase scelta per accompagnare il suo ultimo saluto sembra custodire proprio questo pensiero. Ci si può dire addio con la voce, con un messaggio, con un ultimo sguardo. Ma ci sono legami che non finiscono dentro una frase e affetti che non possono essere archiviati insieme a una data. Le parole possono pronunciare una separazione, ma non hanno il potere di cancellare ciò che è stato.

Mattia aveva intrapreso il percorso di Medicina e Chirurgia, inseguendo un sogno costruito attraverso lo studio e l’impegno. Un cammino universitario affrontato con determinazione, nonostante le difficoltà. Dietro il suo percorso c’era un ragazzo di appena 22 anni, con una vita ancora davanti e tante pagine che aspettavano di essere scritte. Ed è forse proprio il pensiero di quelle pagine rimaste bianche a rendere questa perdita così difficile da accettare.

Il dolore più grande appartiene alla sua famiglia, ai suoi genitori, a chi lo ha accompagnato nella crescita, a chi ha condiviso con lui giorni, sorrisi, progetti e momenti che oggi assumono un valore ancora più prezioso. Non esistono parole capaci di alleggerire un’assenza simile. E sarebbe persino presuntuoso pensare che un editoriale possa riuscirci. Si può soltanto scegliere di fermarsi, rispettare quel dolore e riconoscere il valore di una vita che non può essere misurata soltanto dal tempo che le è stato concesso.

Domani, 5 novembre, alle ore 15, nella Chiesa della Santissima Trinità di Genzano di Roma, familiari, amici e quanti hanno voluto bene a Mattia si ritroveranno per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Sarà un momento di raccoglimento, di preghiera e di vicinanza a una famiglia chiamata ad affrontare una prova che nessun genitore dovrebbe conoscere.

E allora quella frase tornerà inevitabilmente a farsi sentire: «Ci siamo detti addio soltanto a parole».

Forse perché l’amore non conosce davvero il linguaggio degli addii. Non segue le date, non rispetta le distanze, non si arrende davanti a una porta che si chiude. Continua a vivere nei gesti imparati, nelle fotografie custodite, nelle abitudini che improvvisamente fanno male, nei ricordi che nessuno potrà portare via.

A Mattia restano 22 anni, una storia, un nome e tutto l’affetto di chi lo ha amato. A chi rimane resta il compito più difficile: imparare a convivere con il silenzio della sua assenza, senza lasciare che quel silenzio cancelli la sua presenza.

Perché un addio può essere pronunciato. Ma non tutto ciò che si ama può essere salutato davvero.

Alla famiglia di Mattia Luca Russo, alla mamma Olga, al papà Antonino e a tutti i suoi cari, la vicinanza e le più sincere condoglianze della redazione di TG24.info.

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