Anagni – Ambiente e vivibilità, salvezza a portata di mano

Ettore Cesaritti
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Gli episodi degli ultimi giorni, dall’incendio di Castellaccio a quello degli impianti della Plastipak, allarmano e atterriscono… ma non tutto è perduto. Le manifestazioni del 15 marzo, coinvolgenti giovani consapevoli ma strumentalizzati dai professionisti del terrore e della sfiducia, hanno lasciato delusione ed ironia. Delusione per chi registra da anni l’incompetenza e la pigrizia dei governanti cui spetterebbe il compito di programmare seri interventi. Ironia per i fiumi di parole spese a favore del nulla. E pensare che, senza ricorrere agli esempi ormai stantii di Stoccolma o di Vienna, basterebbe guardare in casa nostra per attuare un piano energetico di consapevole speranza.

Sul territorio anagnino viene prodotta una importante quantità di energia elettrica, con metodi affidabili e rispettosi dell’ambiente. Se la stessa Enel si avvale, a livello nazionale, di impianti di biomasse che specialisti stanno riunendo per costituire un colosso in grado di primeggiare a livello europeo, ad Anagni opera la Bonollo Energia, esempio di efficienza. L’impianto produce oltre ottanta milioni di kw/h, e basterebbe fare due conti col metodo della serva, per rendersi conto delle potenzialità trascurate dai pubblici amministratori. Utilizzando il 20% dell’energia prodotta dalla Bonollo, infatti, ogni famiglia avrebbe in uso 5 kw/h, sufficienti al fabbisogno elettrico per tutte le esigenze domestiche. Con un colpo solo, potrebbero essere messi al bando gli impianti vetusti, la causa dominante di inquinamento e malattie collegate. Il tutto, con un accordo che potrebbe prevedere vantaggi economici per chiunque. Gli impianti a biomasse, se chi ci amministra facesse un piccolo sforzo, sarebbero un supporto essenziale al territorio, ricevendo gli sfalci ed i rifiuti vegetali in genere. Contribuendo alla pulizia dei sottobosco e delle fasce di rispetto di impianti e linee (elettriche, telefoniche, seggiovie …). In Italia milioni di tonnellate di materiale legnoso restano a terra, ammorbando l’ambiente invece di sostenere una seria economia verde. Il nubifragio di mesi fa nel bellunese, ha messo a terra un quantitativo di legname pari a 25 volte la massima produzione annua consentita! I titolari di impianti a biomassa si sono offerti di raccogliere e bonificare, ma la politica fatica a dare risposte. La miopia di chi abbiamo eletto a rappresentarci e guidarci, impedisce loro di non capire l’importanza di trasformare centri di produzione di energia elettrica in centri di servizio al sistema agricolo e a quegli enti territoriali su cui grava la responsabilità di combattere il degrado delle città e del territorio boschivo e fluviale. Come non comprendere l’importanza di coniugare obiettivi di creazione di valore di lungo termine con proposte industriali aventi ricadute positive sul sistema economico nazionale? Jackal
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Ettore Cesaritti
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