Carabinieri, cinquant’anni in prima linea contro terrorismo e mafia: una storia di sacrificio e difesa dello Stato

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Dagli anni di piombo agli arresti di Totò Riina e Matteo Messina Denaro, il ruolo dell’Arma nella lotta alla criminalità organizzata e nella difesa delle istituzioni. Una storia segnata dal coraggio, dal sacrificio e dall’impegno anche nelle missioni internazionali.

Cinquant’anni di storia italiana attraversati in prima linea, tra terrorismo, mafia, sacrificio e difesa delle istituzioni. I Carabinieri sono stati tra i protagonisti della lotta ai fenomeni criminali che hanno maggiormente segnato il Paese nell’ultimo mezzo secolo, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e contribuendo in maniera determinante alla risposta dello Stato.

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Una storia che non è stata scritta soltanto attraverso operazioni e arresti, ma anche attraverso il sacrificio di uomini che hanno perso la vita nell’adempimento del proprio dovere. Il Calendario dell’Arma dei Carabinieri ripercorre proprio questo lungo percorso, raccontando le pagine più difficili della storia nazionale.

Tra i momenti più drammatici c’è la strage di via Fani, il 16 marzo 1978, quando le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro e uccisero i cinque uomini della sua scorta. Tra loro c’era il maresciallo dei Carabinieri Oreste Leonardi, che tentò di proteggere il presidente della Democrazia Cristiana facendo scudo con il proprio corpo. Insieme a lui cadde l’appuntato Domenico Ricci. Furono assassinati anche il vicebrigadiere Francesco Zizzi e gli agenti di Pubblica Sicurezza Giulio Rivera e Raffaele Iozzino.

Durante gli anni di piombo, il tributo dell’Arma fu pesantissimo: 36 Carabinieri persero la vita nella stagione del terrorismo, compresi i tre militari uccisi nella strage di Peteano.

Ma i Carabinieri non furono soltanto vittime della violenza eversiva. Furono anche protagonisti della reazione dello Stato, impegnati nell’individuazione delle organizzazioni terroristiche, nella cattura dei responsabili e nella difesa delle istituzioni democratiche.

Una figura centrale di quella stagione è il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Dopo aver partecipato alla Resistenza e aver combattuto il banditismo in Sicilia, divenne uno degli uomini simbolo della lotta al terrorismo, contribuendo in maniera decisiva al contrasto delle Brigate Rosse. Successivamente fu impegnato nella lotta a Cosa Nostra, fino al suo assassinio, avvenuto a Palermo il 3 settembre 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo.

La battaglia contro la mafia sarebbe proseguita negli anni successivi, con risultati storici. Furono proprio i Carabinieri ad arrestare Totò Riina, il 15 gennaio 1993, dopo una lunga latitanza. Trent’anni dopo, il 16 gennaio 2023, un’altra operazione destinata a entrare nella storia: la cattura di Matteo Messina Denaro, individuato a Palermo dopo quasi trent’anni di latitanza.

Due arresti simbolici, che hanno segnato passaggi fondamentali nella lotta a Cosa Nostra. La mafia non è stata definitivamente sconfitta, ma il suo potere è stato progressivamente ridimensionato grazie al lavoro congiunto delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della magistratura.

Non è un caso che nel 1993 Cosa Nostra avesse progettato un attentato contro i Carabinieri allo Stadio Olimpico di Roma. Colpire l’Arma significava colpire uno dei simboli più riconoscibili dello Stato italiano.

Il sacrificio dei militari non si è consumato soltanto entro i confini nazionali. Anche nelle missioni internazionali l’Arma ha pagato un prezzo altissimo, come dimostra la strage di Nassiriya, in Iraq, del 12 novembre 2003. Tra le 19 vittime italiane dell’attentato, 12 erano Carabinieri.

In occasione dei funerali, il cardinale Camillo Ruini pronunciò parole rimaste nella memoria collettiva: «Non odieremo i terroristi, ma non fuggiremo davanti a loro, anzi li contrasteremo». Un messaggio che racchiude il senso di una missione fondata sul coraggio, sul rispetto della vita e sulla determinazione nel contrastare la violenza.

È anche questo patrimonio di valori a caratterizzare l’impegno dei Carabinieri nelle missioni di pace all’estero. Il rispetto per le persone, il dialogo, la tutela della dignità umana e il principio di uguaglianza rappresentano elementi centrali di un modello di intervento che ha contribuito a consolidare la reputazione internazionale dell’Italia.

Cinquant’anni di storia raccontano dunque un’Arma che ha attraversato alcune delle pagine più dolorose del Paese, affrontando terrorismo e criminalità organizzata, difendendo le istituzioni e operando anche lontano dall’Italia.

Una storia fatta di uomini, di scelte e di sacrifici. E soprattutto di un impegno che continua a rappresentare un punto di riferimento nella difesa della legalità e della sicurezza della comunità.

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