Il sindaco di Roccasecca e delegato Anci all’Ambiente e Territorio è intervenuto alla Camera sul decreto-legge 177/2026. Tra le richieste, maggiori fondi per affrontare gli eventi climatici estremi, semplificazioni per il verde urbano e più coinvolgimento delle amministrazioni locali.
Più risorse per affrontare gli effetti degli eventi climatici estremi, procedure amministrative più snelle e un ruolo più incisivo dei Comuni nelle decisioni che riguardano il territorio. Sono le principali richieste avanzate dall’Anci durante l’audizione davanti alla Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera sul decreto-legge 177/2026. A illustrarle è stato Giuseppe Sacco, sindaco di Roccasecca e delegato Anci all’Ambiente e Territorio.
«I Comuni sono chiamati sempre più spesso a fronteggiare gli effetti dei fenomeni climatici estremi, ma alle responsabilità devono corrispondere risorse adeguate, professionalità e procedure che consentano di intervenire in tempi certi», ha sottolineato Sacco.
L’Associazione nazionale dei Comuni italiani valuta positivamente gli obiettivi del provvedimento, che affronta temi come le criticità ambientali e climatiche, il dissesto idrogeologico, le bonifiche e l’economia circolare. L’Anci chiede tuttavia di rafforzare le misure che incidono direttamente sulla capacità delle amministrazioni locali di programmare e realizzare gli interventi.
Uno dei punti centrali riguarda il Fondo per la gestione degli eventi imprevedibili legati all’ambiente e al clima. Secondo l’Anci, le risorse previste non sarebbero sufficienti a rispondere alle necessità dei Comuni e delle Città metropolitane. L’associazione invita inoltre a rivedere i vincoli amministrativi che possono portare alla revoca dei finanziamenti destinati agli interventi.
La proposta è legare l’eventuale revoca al mancato avvio della procedura di gara entro 180 giorni, anziché alla mancata assunzione di un’obbligazione giuridicamente vincolante. L’obiettivo è evitare che rigidità burocratiche compromettano risorse necessarie per opere e interventi sul territorio.
L’Anci chiede anche che i Comuni partecipino alla definizione delle modalità di attuazione del Fondo attraverso un’intesa in Conferenza Stato-Città. Tra le misure da finanziare, l’associazione propone di inserire espressamente gli interventi di adattamento climatico urbano, dalla riduzione delle isole di calore al raffrescamento degli spazi pubblici, fino alla realizzazione di infrastrutture verdi e blu e all’adozione di soluzioni basate sulla natura.
Verde urbano e rinaturalizzazione, l’Anci chiede procedure più snelle
Un altro capitolo riguarda la forestazione urbana, la messa a dimora di nuove alberature e la rinaturalizzazione degli spazi. Interventi considerati importanti per aumentare la resilienza delle città agli effetti dei cambiamenti climatici, ma che, secondo l’Anci, possono essere rallentati da procedure complesse e differenze applicative.
«La messa a dimora di nuove alberature, la forestazione urbana e la rinaturalizzazione sono strumenti ormai indispensabili per rendere le nostre città più resilienti. Il problema è che spesso anche interventi di interesse pubblico vengono rallentati da procedure complesse», ha dichiarato Sacco.
Da qui la richiesta di semplificare i procedimenti per gli interventi comunali conformi alle prescrizioni paesaggistiche, favorendo indirizzi nazionali uniformi e un coordinamento preventivo tra Comuni, Soprintendenze e Regioni. La finalità è conciliare la tutela del paesaggio con la necessità di realizzare opere utili alla collettività in tempi più certi.
Economia circolare, le richieste sui corrispettivi ai Comuni
Nel corso dell’audizione, l’Anci ha affrontato anche le disposizioni sull’economia circolare e sui sistemi di responsabilità estesa del produttore, noti con la sigla EPR. L’associazione ha espresso una valutazione positiva sul rafforzamento delle regole di trasparenza e sulla prevenzione dei conflitti di interesse, chiedendo però maggiori garanzie sulle decisioni che incidono direttamente sui corrispettivi riconosciuti ai Comuni e ai gestori.
Il confronto sul decreto-legge 177/2026 riguarda quindi non soltanto gli obiettivi ambientali, ma anche gli strumenti finanziari e amministrativi necessari per renderli concreti. Per le amministrazioni locali, la possibilità di contare su risorse adeguate, regole chiare e tempi certi rappresenta un elemento centrale per intervenire sul dissesto idrogeologico, migliorare il verde urbano e affrontare le conseguenze dei fenomeni climatici estremi.
Le proposte presentate dall’Anci puntano a rafforzare il ruolo dei Comuni nella gestione delle politiche ambientali, riconoscendo alle amministrazioni locali un coinvolgimento diretto nella definizione degli strumenti e delle procedure che dovranno tradursi in interventi sui territori.










