A Campodimele illustrato il nuovo programma di prevenzione e contrasto degli incendi. Previsti tre nuovi punti di approvvigionamento idrico a Esperia, Formia e Spigno Saturnia e una sperimentazione di sistemi di videosorveglianza.
Diecimila ettari di territorio percorsi dal fuoco in dieci anni e 231 incendi registrati tra il 2016 e il 2025. Sono i numeri che fotografano il rischio incendi nel Parco Naturale dei Monti Aurunci e che rendono centrale il nuovo Piano Antincendio Boschivo (AIB) 2026-2030, presentato a Campodimele nella sede dell’Ente regionale.
Il documento aggiorna il precedente piano relativo al periodo 2020-2025 e definisce le strategie per rafforzare la prevenzione, migliorare la gestione delle emergenze e proteggere il patrimonio forestale e la biodiversità dell’area protetta. All’incontro hanno partecipato rappresentanti istituzionali, amministratori locali ed esperti del settore, con l’obiettivo di coordinare le attività e consolidare la collaborazione tra gli enti coinvolti.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Parco, Vincenzo Fedele, che ha sottolineato la necessità di intervenire prima che gli incendi diventino emergenze difficili da contenere. Dei 10.005 ettari complessivamente interessati dal fuoco nel decennio preso in esame, circa il 99% della superficie sarebbe riconducibile agli incendi di estensione superiore ai cinque ettari. Un dato che evidenzia il peso degli eventi più ampi e la necessità di individuare tempestivamente i focolai.
Tra le novità del Piano figura la sperimentazione di sistemi di avvistamento e videosorveglianza, richiesta dall’Ente Parco e inserita nella programmazione. L’obiettivo è migliorare il monitoraggio del territorio e accelerare le segnalazioni in caso di incendio. La sperimentazione è prevista per il periodo 2027-2029, subordinatamente alle necessarie verifiche tecniche, progettuali e finanziarie.
Il programma comprende anche interventi sulla vegetazione e sulla viabilità forestale, per facilitare l’accesso alle aree a rischio e rendere più efficaci le operazioni di contrasto. Sono inoltre previsti tre nuovi punti di approvvigionamento idrico nei territori di Esperia, Formia e Spigno Saturnia, insieme ad attività di formazione e alla valutazione di tecniche innovative per la gestione della vegetazione, tra cui il fuoco prescritto, da attuare nel rispetto delle condizioni tecniche e di sicurezza.
Un altro tema affrontato durante la presentazione riguarda il coordinamento delle operazioni di spegnimento. Fernando Magnafico, presidente della Comunità del Parco e sindaco di Lenola, ha richiamato le difficoltà legate alla disponibilità dei Direttori delle Operazioni di Spegnimento (DOS) e alla loro distanza dalle aree interessate dagli incendi. Tempi di percorrenza elevati possono infatti rallentare l’arrivo sul posto e il coordinamento dei mezzi aerei. Magnafico ha auspicato una maggiore attenzione a questa criticità, sottolineando anche l’importanza di informare e sensibilizzare i cittadini sui comportamenti da adottare per prevenire gli incendi.
La presentazione tecnica del Piano è stata affidata ai dottori forestali Alessandro Biserni e Pietro Balloni, della società D.R.E.AM. Italia, incaricata della redazione del documento. I professionisti hanno illustrato l’analisi del rischio, le caratteristiche del territorio e le misure individuate per migliorare la prevenzione e la risposta alle emergenze.
Il direttore dell’Ente Parco, Giorgio De Marchis, che ha moderato l’incontro, ha evidenziato il valore del Piano come riferimento per programmare gli interventi e rafforzare la collaborazione tra le amministrazioni locali. In questo percorso sarà fondamentale il raccordo con i Piani comunali di Protezione civile, affinché le strategie previste possano tradursi in azioni coordinate sul territorio.
Alla riunione hanno preso parte, oltre a Fedele, De Marchis e Magnafico, il sindaco di Pico e rappresentanti dei Comuni di Esperia, Itri e Campodimele. Collegati da remoto anche i rappresentanti di Fondi, Pontecorvo e Spigno Saturnia, insieme ai presidenti delle Comunità montane.
Il Piano Antincendio Boschivo 2026-2030 punta dunque a integrare manutenzione, monitoraggio, formazione e pianificazione territoriale. La sua efficacia dipenderà anche dalla capacità di tradurre le misure previste in interventi concreti e da una collaborazione costante tra l’Ente Parco, i Comuni e gli organismi impegnati nella prevenzione e nella gestione degli incendi.










