Frosinone, quasi 700 detenuti al Pagliei: allarme sovraffollamento e carenza di infermieri

Marina Mingarelli
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Al 3 settembre 2026 sono 698 le persone detenute, a fronte di 508 posti effettivamente disponibili. La visita della Camera Penale ha evidenziato criticità anche per la Polizia penitenziaria e l’assistenza sanitaria.

Quasi settecento persone detenute, oltre 190 in più rispetto ai posti effettivamente disponibili, una Polizia penitenziaria ancora sotto organico e una situazione sanitaria che presenta criticità particolarmente preoccupanti. È il quadro emerso dalla visita effettuata nella Casa circondariale “Giuseppe Pagliei” di Frosinone dalla Camera Penale, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti in Agosto”, promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane.

Una delegazione composta da avvocati, magistrati e rappresentanti delle istituzioni ha avuto modo di verificare direttamente le condizioni dell’istituto e di confrontarsi con la direzione sulle principali problematiche.

A guidare la delegazione è stato il presidente della Camera Penale di Frosinone, Giuseppe Lo Vecchio, insieme ai componenti del direttivo Pierluigi Taglienti, Lucia Melone, Pietro Polidori, Claudio Pizzotti ed Emanuele Incitti. Alla visita hanno partecipato anche numerosi avvocati del foro frusinate.

Presenti, inoltre, l’onorevole Paolo Pulciani, componente della Commissione Giustizia della Camera, l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli, il Garante regionale dei detenuti del Lazio Stefano Anastasia e l’assessore comunale Mario Grieco, intervenuto in rappresentanza dell’amministrazione cittadina. Per la magistratura hanno preso parte alla visita il presidente della Sezione penale del Tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante e la Gip/Gup Ida Logoluso.

Ad accogliere la delegazione sono stati il direttore del carcere Francesco Cocco e la vicedirettrice Laura Notaro, ai quali è stato rivolto un ringraziamento per la disponibilità e per il confronto sulle condizioni dell’istituto.

Quasi 700 detenuti per poco più di 500 posti

Il dato che più di ogni altro fotografa la situazione è quello relativo al sovraffollamento.

Al 3 settembre 2026 nel carcere di Frosinone risultano presenti 698 detenuti, a fronte di 521 posti regolamentari. Di questi, 13 non sono però disponibili, facendo scendere a 508 i posti concretamente utilizzabili.

Significa che all’interno dell’istituto ci sono circa 190 persone in più rispetto alla capienza effettiva, con un tasso di affollamento che raggiunge il 137,4 per cento.

Il dato assume ancora maggiore rilevanza se confrontato con quello dello scorso anno. Il 26 agosto 2025 i detenuti erano 592, a fronte di una capienza di circa 500 posti. In poco più di dodici mesi, dunque, la popolazione carceraria è aumentata di oltre cento unità.

Una crescita che mette sotto pressione l’intera struttura e tutti i servizi destinati ai detenuti.

Agenti sotto organico

Sul fronte della Polizia penitenziaria, la situazione appare migliorata rispetto allo scorso anno, ma resta una significativa scopertura.

Attualmente gli agenti in servizio sono circa 240, a fronte di un organico previsto di circa 300 unità. Nel 2025 erano stati indicati 182 agenti su 280 previsti.

Il recupero di personale non è dunque sufficiente a colmare le necessità di un istituto che, nel frattempo, ha visto aumentare sensibilmente il numero dei detenuti.

La carenza di personale continua infatti a incidere sull’organizzazione dei turni, sulle traduzioni, sui piantonamenti e sulla possibilità di garantire con regolarità tutte le attività interne.

L’emergenza più delicata è quella sanitaria

Ma è soprattutto sul versante della sanità che sono emerse le maggiori preoccupazioni.

La situazione degli infermieri è stata indicata come una delle criticità più gravi. Nel mese di luglio, il servizio sarebbe arrivato a gravare sostanzialmente su un solo infermiere, chiamato a sostenere turni particolarmente impegnativi per garantire l’assistenza a una popolazione carceraria ormai prossima alle settecento persone.

Una condizione che pone interrogativi sulla capacità di assicurare un’assistenza sanitaria adeguata e tempestiva all’interno dell’istituto.

A preoccupare è anche la disponibilità delle apparecchiature. Rispetto al passato, diverse strumentazioni sanitarie non sarebbero più presenti e, attualmente, all’interno del carcere sarebbe possibile effettuare essenzialmente l’elettrocardiogramma. Per ulteriori accertamenti diventa quindi necessario ricorrere alle strutture sanitarie esterne, con tutte le conseguenze organizzative che questo comporta.

In un carcere sovraffollato, la questione sanitaria assume così un peso ancora maggiore, perché ogni trasferimento verso l’esterno richiede personale, organizzazione e tempi compatibili con le esigenze di sicurezza.

Il defibrillatore donato a luglio

Proprio sul fronte dell’emergenza sanitaria, però, negli ultimi mesi non sono mancati interventi concreti.

Lo scorso 16 luglio il carcere di Frosinone ha ricevuto in dono un defibrillatore, nell’ambito del progetto “Insieme per la Vita”, promosso dalla Camera Penale di Frosinone e realizzato grazie al contributo della Banca Popolare del Frusinate.

Un’iniziativa che assume un significato particolare alla luce delle difficoltà emerse durante la visita. La presenza di un defibrillatore rappresenta infatti uno strumento fondamentale per intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiaco, soprattutto in una struttura nella quale la risposta sanitaria deve fare i conti con una popolazione numerosa e con una disponibilità limitata di personale.

Un sistema sotto pressione

La visita al Pagliei restituisce dunque la fotografia di un istituto che sta affrontando una pressione crescente.

Da una parte l’aumento costante dei detenuti, dall’altra la necessità di garantire personale sufficiente e servizi adeguati. E se sul fronte della Polizia penitenziaria si registra un miglioramento rispetto al 2025, è soprattutto la sanità a rappresentare oggi il punto più delicato.

L’iniziativa “Ristretti in Agosto” ha consentito di riportare l’attenzione sulle condizioni concrete della detenzione, mettendo intorno allo stesso tavolo avvocatura, magistratura e istituzioni.

Il dato dei 698 detenuti, unito alla disponibilità effettiva di appena 508 posti, rende evidente la dimensione del problema. Ma è la carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico, a rappresentare l’aspetto che più necessita di risposte rapide.

La visita si chiude così con una consapevolezza condivisa: garantire condizioni dignitose di detenzione non significa soltanto affrontare il problema degli spazi, ma assicurare anche assistenza sanitaria, sicurezza, personale e strumenti adeguati a chi vive e lavora quotidianamente all’interno del carcere.

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Marina Mingarelli
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