Carceri, dalla Regione Lazio 520mila euro per il bando “Costruire Futuro 2026”

3 MIn Lettura

Fino a 23mila euro per progetto destinati agli enti del Terzo settore. Domande entro il 22 ottobre: quattro le aree di intervento, dal sostegno alla genitorialità al benessere psicofisico, fino ad arte, teatro e musica.

È stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Lazio il bando “Costruire Futuro – Terza edizione”, promosso dall’assessorato regionale al Personale, Sicurezza urbana, Polizia locale, Enti locali e Università. La misura mette a disposizione complessivamente 520mila euro per sostenere progetti rivolti alle persone detenute negli istituti penitenziari del Lazio.

L’obiettivo è migliorare la qualità della vita durante la detenzione, tutelare i diritti fondamentali e favorire percorsi di reinserimento sociale delle persone private della libertà personale.

Il bando è rivolto alle organizzazioni non profit, comprese associazioni e cooperative sociali e altre forme equivalenti senza scopo di lucro, che abbiano sede legale nel Lazio e finalità statutarie coerenti con le tematiche previste dall’avviso. Ogni soggetto potrà presentare una sola proposta, mentre il contributo massimo riconoscibile per ciascun progetto è di 23mila euro.

Le domande dovranno essere presentate entro il 22 ottobre 2026.

I progetti dovranno svilupparsi all’interno delle macroaree individuate dal bando. Tra queste il sostegno alla genitorialità e all’affettività, attraverso iniziative finalizzate al mantenimento dei legami familiari e alla promozione di una genitorialità responsabile.

Un’altra area riguarda il benessere psicofisico, con attività sportive e iniziative di educazione alla salute. Previsti inoltre interventi dedicati all’espressività e alla creatività, attraverso laboratori artistici, teatrali e musicali.

«Con questo bando intendiamo dare piena attuazione all’articolo 27 della Costituzione italiana che stabilisce che la pena deve tendere al recupero della persona», sottolinea Luisa Regimenti, assessore al Personale, alla Sicurezza urbana, alla Polizia locale, agli Enti locali e all’Università della Regione Lazio.

Per Regimenti, «il carcere dev’essere un luogo di rieducazione, per mettere in sicurezza la nostra società». La detenzione, aggiunge l’assessore, «non cancella i diritti umani né la dignità della persona» e le attività trattamentali, insieme al lavoro e al diritto allo studio, possono rappresentare un’opportunità per costruire già durante la detenzione un percorso destinato a proseguire anche dopo il ritorno alla vita esterna.

L’obiettivo indicato dalla Regione è quindi quello di favorire percorsi capaci di ridurre il rischio di recidiva, coniugando sicurezza, legalità e rispetto della dignità delle persone detenute.

Nessun commento