FOCUS – Il Covid virus stagionale, i vaccinati sono coloro che hanno fatto la terza dose

Sara Pacitto
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Francesco Vaia è il Direttore Sanitario dell’INMI, Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. Il dottore non è solito prestarsi ad interviste, interventi sugli organi di stampa, non particolarmente attivo sui social. Nelle occasioni in cui esprime le sue tesi medico/scientifiche, supportate dalle evidenze, nessuno lo ha mai replicato, contraddetto, smentito.

In questi ultimi giorni Francesco Vaia ha dichiarato che il Covid-19 sta diventando un virus stagionale «Il virus sembra avere sempre più i connotati di una malattia stagionale endemica. Non sta più prendendo i polmoni ma si sta fermando alle prime vie aeree, come le più comuni patologie respiratorie. Ora è inutile parlare di ulteriori dosi di vaccino o ondate del virus: il prossimo autunno si penserà a mettere al sicuro gli anziani ed i fragili, proprio come da anni si fa con il virus stagionale. Adesso possiamo far fronte alle ondate della pandemia con nuovi strumenti: abbiamo i vaccini, gli anticorpi monoclonali, le pillole in sperimentazione, i farmaci per evitare l’ospedalizzazione. Dobbiamo investire sempre più nelle cure domiciliari». Vaia continua sui contagi e sulle caratteristiche del virus “mutato” «È certo che, se non avessimo messo in campo un muro costituito dalla protezione forte dei vaccini antiCovid, oggi assisteremmo ad una strage. Ora, però, per combattere questo virus, è necessario un aggiornamento dei vaccini contro le varianti. Studi in vivo ed in vitro confermano che Omicron è poco patogena e presenta un attenuazione della malattia: quasi l’80% dei contagi da Omicron è pauci o asintomatico. Presso l’INMI la maggior parte dei pazienti Omicron vengono trattati negli ambulatori e non ci sono ospedalizzati». Relativamente ai numeri dei contagi, il Direttore Sanitario dell’INMI spiega «Serve fare chiarezza e non lanciare allarmi sui numeri dei contagi. Abbiamo verificato che il vaccino, anche in doppia dose, ha avuto un’efficacia inferiore alle aspettative, per cui è necessaria la terza dose. Le persone in ricovero ordinario sono, per oltre il 90%, non vaccinate o vaccinate fino alla seconda dose. Anche in terapia intensiva abbiamo il 95% di persone non vaccinate o vaccinate in doppia dose. A questo punto si può considerare un paziente vaccinato solo se ha ricevuto anche da terza dose». Già in precedenza Vaia aveva esternato le sue perplessità circa l’attenzione rivolta ai no-vax «Sono una minoranza, bisognerebbe piuttosto spingere sulla terza dose. È più facile convincere coloro che hanno già iniziato il ciclo vaccinale alla terza iniezione piuttosto che far vaccinare uno che fin’ora non l’ha ancora fatto». In conclusione, riportiamo parte della nota redatta dal Comitato Tecnico Scientifico COVID 19 dello Spallanzani «La campagna vaccinale, rafforzata dai progressi nella somministrazione della terza dose, contribuisce a rendere il Covid una malattia meno pericolosa, con manifestazioni più lievi. Relativamente al nuovo antivirale Molnupinavir, stiamo verificando che, somministrato precocemente, riduce ulteriormente il rischio che l’infezione da SARS CoV2 causi una malattia importante. Molnupinavir è uno strumento ulteriore di terapia precoce di COVID-19. Poi c’è il Remdesvir, un antivirale già approvato per il trattamento di pazienti con COVID-19 ricoverati in ospedale, che si è dimostrato in grado di prevenire la progressione di malattia. Si aggiungono agli Anticorpi Monoclonali. A breve saranno disponibili altri antivirali che inibiscono la replicazione di SARS CoV2. L’evoluzione di COVID-19 verso una infezione respiratoria stagionale è uno scenario che oggi appare sempre più possibile. Questo dipenderà in parte da come evolverà ulteriormente il virus ma anche da alcuni interventi che potrà fare il sistema sanitario: in primo luogo proseguire nella campagna di vaccinazione e rivaccinazione. In secondo luogo garantire l’accesso ai trattamenti precoci a tutte le persone a rischio di una evoluzione sfavorevole della malattia. Infine proseguire nella riorganizzazione del sistema sanitario con una maggiore integrazione ospedale/territorio ed un utilizzo efficiente ed appropriato delle strutture per malati acuti che saranno comunque indispensabili a garantire una adeguata assistenza in questa fase della pandemia». Sara Pacitto
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Sara Pacitto
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