Super Eco S.r.l., con sede a Cassino, gestisce la raccolta dei rifiuti in dodici Comuni del Frusinate, in due della provincia di Latina e in tre dell’isola d’Ischia. La società era già stata al centro di interrogazioni parlamentari e di ricostruzioni legate a precedenti inchieste giudiziarie, anche per i rapporti societari con Ego Eco e per le vicende che hanno riguardato i suoi ex vertici.
La Prefettura di Frosinone ha emesso un’interdittiva antimafia nei confronti di Super Eco S.r.l., un provvedimento che assume particolare rilevanza per l’estensione dei servizi gestiti dall’azienda. La comunicazione prefettizia richiama l’articolo 91, comma 7-bis, del decreto legislativo 159/2011 e dà notizia dell’avvenuta notifica alla società di un’informazione antimafia interdittiva. Secondo quanto riportato dalle ricostruzioni giornalistiche, il provvedimento è stato adottato il 30 ottobre 2026.
L’interdittiva antimafia è una misura di prevenzione di natura amministrativa: si fonda sulla valutazione del rischio di un tentativo di infiltrazione mafiosa nell’impresa e non presuppone un accertamento di responsabilità penale né una condanna. Il provvedimento può essere impugnato davanti al giudice amministrativo.
I Comuni del Lazio interessati dai servizi della società sono quattordici: Frosinone, Terracina, Ventotene, Aquino, Cervaro, Colle San Magno, Falvaterra, Pico, Piedimonte San Germano, Pignataro Interamna, San Vittore del Lazio, Sant’Elia Fiumerapido, Vico nel Lazio e Villa Santa Lucia. A questi si aggiungono tre Comuni dell’isola d’Ischia: Forio, Lacco Ameno e Serrara Fontana.
Gli effetti dell’interdittiva sui contratti pubblici
L’interdittiva non esaurisce i suoi effetti nel rapporto tra l’impresa e la Prefettura che l’ha adottata. Il Codice antimafia prevede un sistema di comunicazione alle amministrazioni e agli organismi competenti, perché il provvedimento produca le conseguenze di legge anche sugli altri rapporti con la pubblica amministrazione. L’articolo 91, comma 7-bis, disciplina le comunicazioni agli organismi indicati dalla norma, tra cui l’Autorità nazionale anticorruzione, ai fini delle annotazioni nelle banche dati degli appalti pubblici. Gli effetti sono invece stabiliti dall’articolo 94. Le amministrazioni non possono stipulare nuovi contratti con l’impresa destinataria dell’interdittiva e, se ne ricorrono i presupposti, devono revocare autorizzazioni e concessioni o recedere dai contratti già in essere. La norma prevede però un’eccezione per i servizi essenziali, quando il fornitore non sia sostituibile in tempi rapidi.
Il provvedimento può quindi incidere sull’intera rete dei rapporti contrattuali dell’impresa con le amministrazioni pubbliche. Per i Comuni interessati si apre la necessità di verificare la propria posizione e adottare gli atti conseguenti, garantendo nel frattempo la continuità di un servizio indispensabile come la raccolta dei rifiuti.
Il caso di Terracina: dal ricorso al TAR al recesso dal contratto
Tra le amministrazioni coinvolte c’è quella di Terracina, dove l’affidamento del servizio di igiene urbana a Super Eco era stato contestato dalla De Vizia Transfer S.p.A.
La vicenda era approdata davanti al TAR del Lazio, sezione staccata di Latina. Dopo una prima fase cautelare nell’aprile 2026, nel luglio successivo il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso, confermando l’aggiudicazione a Super Eco e condannando la società ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Super Eco è quindi subentrata nella gestione del servizio il 1° settembre 2026, ma l’interdittiva antimafia apre ora un nuovo scenario per il contratto e per la continuità della raccolta dei rifiuti sul territorio. Il Comune di Terracina ha comunicato di aver immediatamente avviato il procedimento di recesso dal contratto, chiedendo contestualmente alla Prefettura ulteriori chiarimenti sui contenuti del provvedimento.
L’amministrazione ha precisato che la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti proseguiranno senza interruzioni, trattandosi di un servizio pubblico indispensabile per l’igiene e la sicurezza della città. Tra le soluzioni indicate dal Comune figurano il possibile subentro degli altri partecipanti alla gara, secondo l’ordine della graduatoria, oppure l’eventuale ricorso all’amministrazione giudiziaria, nei casi e alle condizioni previste dalla legge.
Il collegamento societario con Ego Eco
La vicenda della Super Eco era già stata oggetto di attenzione parlamentare. Nel 2021 il senatore Domenico De Siano presentò un’interrogazione nella quale venivano ricostruiti alcuni rapporti societari tra Super Eco ed Ego Eco. Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, la società con sede a Cassino, costituita nel 2015, nel 2016 aveva acquisito un ramo d’azienda della Ego Eco. Ulteriori operazioni societarie sarebbero state effettuate negli anni successivi. Dalla visura camerale richiamata nell’interrogazione risultava Carlo Ciummo quale socio unico e rappresentante legale della Super Eco. Carlo è figlio di Vittorio Ciummo, già amministratore della Ego Eco, condannato in via definitiva a cinque anni di reclusione per vicende giudiziarie legate agli appalti nel settore della nettezza urbana.
Le precedenti vicende giudiziarie di Vittorio e Carlo Ciummo
Tra gli elementi richiamati in atti pubblici e ricostruzioni giornalistiche figurano anche precedenti vicende giudiziarie riguardanti soggetti che hanno avuto ruoli in società operanti nel medesimo settore.
In particolare, la Ego Eco fu coinvolta in un’inchiesta relativa alla gestione del servizio di raccolta dei rifiuti nel Comune di Minturno. Le indagini della Guardia di Finanza, avviate nel 2008, ipotizzarono un sistema di frode negli appalti pubblici e truffa legato anche alla raccolta differenziata che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe rimasta in larga parte soltanto sulla carta. Nel 2013, all’esito del procedimento, Vittorio Ciummo riportò una condanna definitiva a cinque anni di reclusione per frode nelle pubbliche forniture e truffa. Altri imputati furono condannati, mentre alcuni vennero assolti.
Un altro procedimento ha riguardato gli appalti nel settore dei rifiuti nelle isole di Ischia e Procida. Nel gennaio 2016 Vittorio Ciummo fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Squadra Mobile di Napoli e della Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Gli inquirenti ipotizzavano irregolarità negli affidamenti e rapporti corruttivi tra imprenditori e pubblici amministratori. Tra le accuse formulate nella fase investigativa figuravano l’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta. Si tratta di contestazioni formulate dagli organi investigativi nell’ambito del procedimento e da valutare alla luce degli esiti giudiziari.
Più recentemente, un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, avviata nel 2023, ha riguardato un presunto sistema di condizionamento di gare pubbliche nel settore dei rifiuti e dei servizi di disinfestazione. L’inchiesta ha interessato appalti in diversi Comuni campani e servizi affidati dalle Asl di Caserta e Benevento e ha coinvolto, tra gli altri, anche Vittorio e Carlo Ciummo.
Secondo l’ipotesi investigativa formulata dalla Procura, gli indagati avrebbero operato all’interno di un sistema finalizzato a influenzare l’assegnazione di appalti pubblici. Ai Ciummo era stato contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. Gli inquirenti sostenevano che alcuni imprenditori avrebbero tratto vantaggio da un cartello ritenuto riconducibile a gruppi della criminalità organizzata, tra cui la fazione Schiavone del clan dei Casalesi e il clan Santapaola. Tali ricostruzioni costituiscono l’impostazione accusatoria dell’indagine e non rappresentano accertamenti definitivi di responsabilità.
Nell’ambito dello stesso procedimento la Procura aveva richiesto misure cautelari personali nei confronti di diciotto soggetti. I risvolti amministrativi collegati a quel filone investigativo hanno inoltre comportato l’adozione di interdittive antimafia nei confronti di alcune società coinvolte.
Tra le figure indicate dagli inquirenti compariva inoltre Nicola Ferraro, imprenditore di Casal di Principe ed ex consigliere regionale dell’Udeur, già condannato in via definitiva per associazione di stampo camorristico.
Le richieste cautelari e le contestazioni formulate dalla Procura rappresentano una fase del procedimento penale e non equivalgono a un’affermazione di colpevolezza. Le eventuali responsabilità individuali devono essere accertate nelle competenti sedi giudiziarie.
Le vicende sopra richiamate restano distinte dalla recente interdittiva antimafia emessa dalla Prefettura di Frosinone nei confronti della Super Eco. L’esistenza del provvedimento prefettizio è documentalmente accertata, ma le motivazioni poste alla base dell’interdittiva non risultano, allo stato, pubblicamente disponibili nella loro integralità. Di conseguenza, non è possibile stabilire sulla base degli elementi attualmente noti se e in quale misura le pregresse vicende giudiziarie richiamate abbiano avuto rilievo nell’iter valutativo seguito dalla Prefettura. Le ragioni specifiche dell’interdittiva potranno essere esaminate esclusivamente alla luce degli atti e delle motivazioni ufficiali del provvedimento.
Un servizio pubblico al centro della vicenda
L’interdittiva antimafia emessa nei confronti di Super Eco apre ora una fase di verifica per le amministrazioni interessate, chiamate ad applicare le disposizioni previste dalla normativa vigente e a valutare le conseguenze del provvedimento sui rapporti contrattuali in essere. Resta centrale l’esigenza di assicurare la continuità del servizio di raccolta dei rifiuti, attività essenziale per la tutela dell’igiene pubblica, garantendo al contempo il rispetto delle procedure previste dall’ordinamento.
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