Latina, scuole aperte con le strade allagate: la sicurezza viene prima della campanella

Fabio Fanelli
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Quanto deve essere grave una situazione perché si capisca che la prudenza viene prima di tutto?

Questa mattina Latina si è svegliata con strade allagate, difficoltà negli spostamenti e segnalazioni di scuole con aule impraticabili. Situazioni che, se confermate, pongono una domanda precisa: era davvero opportuno lasciare aperti gli istituti?

Non si tratta di fare polemica sul maltempo, né di pretendere che un’amministrazione possa prevedere ogni criticità. Si tratta di capire quali valutazioni siano state fatte e se, davanti ai rischi legati alla pioggia, sia stata scelta la strada più cautelativa.

Perché un’allerta meteo non è un avviso da prendere in considerazione quando l’acqua ha già invaso le strade. È uno strumento di prevenzione. Serve a valutare gli scenari, anticipare i problemi e ridurre i rischi, non a prenderne atto quando i disagi sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Una scuola non è sicura soltanto perché il cancello è aperto. Deve essere possibile raggiungerla senza esporsi a pericoli e deve garantire ambienti adeguati a studenti, insegnanti e personale. Se le strade diventano impraticabili e alcune aule risultano allagate, non basta chiedersi se le lezioni possano iniziare. Bisogna domandarsi a quali condizioni si stia chiedendo a ragazzi e famiglie di affrontare la giornata.

C’è poi un aspetto che non può essere ignorato: a muoversi non sono soltanto gli studenti. Ci sono genitori che accompagnano i figli prima di andare al lavoro, ragazzi che prendono l’autobus, personale scolastico che attraversa la città. Ogni decisione sulle aperture coinvolge centinaia di persone, non soltanto l’organizzazione delle lezioni.

Certo, chiudere le scuole crea problemi alle famiglie. Ma è proprio questo il punto: il disagio organizzativo può essere affrontato; un rischio per l’incolumità non può essere trattato come un inconveniente qualsiasi.

Non significa chiudere gli istituti a ogni allerta. Significa valutare con serietà le previsioni, le condizioni reali delle strade, le criticità degli edifici e l’evoluzione del maltempo. Significa, soprattutto, non confondere la volontà di garantire la normalità con la necessità di garantire la sicurezza.

Le domande sono semplici: le condizioni della viabilità sono state valutate prima dell’ingresso a scuola? Gli istituti interessati sono stati verificati? Le segnalazioni arrivate dal territorio erano già note? E, soprattutto, sulla base di quali elementi è stato ritenuto opportuno mantenere aperte le scuole?

I cittadini hanno diritto a risposte chiare. Non per individuare a tutti i costi un colpevole, ma per comprendere se la situazione sia stata gestita nel modo più prudente possibile.

Latina ha bisogno di interventi contro gli allagamenti, di manutenzione e di scuole sicure. Ma ha bisogno anche di decisioni tempestive, capaci di anticipare le emergenze anziché inseguirle. La prevenzione si misura proprio qui: nella capacità di riconoscere un rischio prima che produca conseguenze.

Il diritto allo studio è fondamentale. Ma nessuna lezione vale più della sicurezza di chi deve seguirla.

Una campanella può suonare più tardi. Una giornata scolastica può essere recuperata. Quando, invece, si parla dell’incolumità dei ragazzi, la prudenza non è un eccesso e non è una resa davanti al maltempo. È il minimo che le famiglie devono poter pretendere dalle istituzioni.

E su questo, non dovrebbero esserci esitazioni: prima vengono le persone, poi tutto il resto.

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