È stata avviata davanti al Tribunale civile di Roma un’azione risarcitoria promossa dagli avvocati di Frosinone Alfredo e Gabriele Scaccia nei confronti di tre operanti di polizia giudiziaria e, per la responsabilità civile dedotta, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero dell’Interno.
I tre operanti di P.G. al momento risultano indagati per il reato di falso. Al centro della causa vi sono le modalità con cui, secondo la prospettazione contenuta nell’atto di citazione, sarebbero state condotte alcune attività investigative nell’ambito di procedimenti penali avviati dalla Procura di Verbania.
I due legali contestano in particolare dichiarazioni rese dagli operanti nel corso di un’udienza del gennaio 2026, sostenendo che alcune di esse sarebbero contraddittorie o non corrispondenti alla documentazione disponibile.
Tra i punti indicati nella citazione figurano la qualificazione degli avvocati al momento delle perquisizioni del 19 marzo 2024, la ricostruzione di alcuni rapporti professionali e investigativi, l’asserita indicazione di circostanze o comunicazioni che gli avvocati ritengono inesistenti e alcune omissioni nella rappresentazione del materiale acquisito durante le indagini.
Particolare rilievo viene attribuito anche al verbale della perquisizione e del sequestro del 19 marzo 2024. Secondo
I denuncianti, vi sarebbero divergenze tra quanto riportato nel verbale, gli orari risultanti dalla documentazione tecnica e ciò che sarebbe emerso dalle immagini della videosorveglianza. La citazione sostiene inoltre che alcuni accessi effettuati durante le operazioni non sarebbero stati verbalizzati.
La causa richiama anche le conseguenze personali e professionali che gli avvocati affermano di avere subito: la perdita di clientela e reddito, il pregiudizio alla reputazione professionale, le limitazioni all’esercizio della professione e la sofferenza personale conseguente alle vicende giudiziarie e alla loro esposizione pubblica.
Gli Scaccia chiedono quindi il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali che ritengono derivati dalle condotte contestate, sostenendo che le dichiarazioni e gli atti degli operanti avrebbero contribuito alla rappresentazione dei fatti posta alla base dei successivi provvedimenti cautelari e della percezione pubblica della vicenda.
Si tratta, naturalmente, di contestazioni contenute in un atto giudiziario e sottoposte all’esame del giudice civile.
Sarà dunque il procedimento, attraverso il confronto tra le parti e l’esame della documentazione, a stabilire se le condotte denunciate abbiano effettivamente costituito illeciti e se, e in quale misura, abbiano provocato i danni richiesti.












