La donna sostiene che gli scarichi sul terreno sarebbero stati effettuati dall’ex marito. La difesa contesta la sua responsabilità e ricostruisce una vicenda nata nell’ambito di una separazione conflittuale.
Da una denuncia per maltrattamenti e stalking a una contestazione relativa allo smaltimento di rifiuti. È la vicenda che coinvolge una 43enne di Anagni, che si è ritrovata al centro di un procedimento legato alla presenza di materiali di risulta in un terreno adiacente alla propria abitazione.
La storia si inserisce in un contesto di separazione particolarmente conflittuale. Nel maggio scorso, infatti, i carabinieri di Anagni avevano eseguito nei confronti dell’ex marito della donna un’ordinanza di divieto di avvicinamento alla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico. Il provvedimento era stato adottato nell’ambito di un procedimento nel quale all’uomo vengono contestate, secondo l’ipotesi investigativa, condotte riconducibili ai reati di maltrattamenti in famiglia e stalking.
Successivamente, la vicenda si sarebbe spostata sul terreno delle contestazioni ambientali. Secondo quanto riferito dalla difesa della donna, l’ex marito avrebbe presentato un esposto segnalando la presenza di rifiuti nell’area adiacente all’abitazione dell’ex moglie e indicando la 43enne come responsabile.
Gli accertamenti sui rifiuti
La segnalazione ha portato all’intervento degli organi competenti. Tra le attività svolte in materia di rifiuti rientrano anche quelle di vigilanza e accertamento tecnico dell’ARPA Lazio, attraverso sopralluoghi, ispezioni e, quando necessario, campionamenti e analisi.
Secondo la ricostruzione sostenuta dalla difesa, gli accertamenti avrebbero restituito un quadro differente rispetto a quello prospettato nell’esposto. I materiali individuati nell’area sarebbero infatti riconducibili a calcinacci e scarti provenienti da attività edili, classificati come rifiuti non pericolosi.
La contestazione nei confronti della donna riguarderebbe proprio la gestione e lo smaltimento di questi materiali. La 43enne, tuttavia, sostiene di essere completamente estranea agli scarichi e nega di averli effettuati o autorizzati.
La versione della difesa
A questo punto entra in gioco la ricostruzione fornita dall’avvocato Davide Salvati, legale della donna. Secondo quanto sostiene la difesa, i materiali presenti sul terreno non sarebbero stati depositati dalla 43enne né con il suo consenso.
A effettuare materialmente gli scarichi sarebbe stato, secondo la versione difensiva, proprio l’ex marito. L’uomo, sempre secondo quanto riferito dal legale, avrebbe utilizzato un camion per trasportare materiali di risulta provenienti da lavori edili e successivamente li avrebbe depositati nell’appezzamento di terreno della donna.
È su questo aspetto che si concentra ora la strategia difensiva: la proprietà o la disponibilità di un terreno non coinciderebbe automaticamente con la responsabilità per le condotte materialmente compiute nell’area.
La donna si trova quindi a dover rispondere di una contestazione relativa allo scarico di rifiuti non pericolosi, pur sostenendo di non aver avuto alcun ruolo nella loro presenza sul terreno.
La difesa punta a dimostrare, nel corso del procedimento, che gli eventuali illeciti commessi nell’area non possano essere automaticamente attribuiti alla proprietaria o utilizzatrice del terreno e che, secondo la ricostruzione proposta, la responsabilità materiale degli scarichi sarebbe riconducibile all’ex marito.
Una vicenda ancora da definire nelle sedi competenti, nella quale si intrecciano gli strascichi di una separazione conflittuale e una contestazione in materia ambientale.











